QUESTIONI DI EQUILIBRIO


Vedi l'elefante nella foto? Tante volte mi sento come lui, ma senza Photoshop: sono un elefante sgraziato e goffo che cerca di stare in equilibrio su una fune. 
Sto leggendo allo stesso tempo un libro di auto aiuto, donne che corrono coi lupi (si, ancora), un libro sul reiki e un noiosissimo libro su come l'inconscio si riflette nei sogni. Così  "guardo"  (e non ascolto) i miei pensieri,  faccio fluire l'energia dell'universo, cerco in me tracce della donna selvaggia e scopro cosa vuol dire sognare continuamente che perdo ciocche di capelli, ovvero che le situazioni mi scivolano di mano, che sono insicura e ho paura... E mi girano i chakra a mille. 
Possibile che con tante informazioni utili, tanto yoga, tanti consigli preziosi e soprattutto con tanta esperienza nello sbattere la testa contro il muro,non abbia ancora trovato il mio equilibrio? 
Il mio peggior nemico sono io, a volte, che mi afferro a degli schemi che credo sicuri solo perché mi sono familiari... Ma sono proprio quelli che mi hanno fatto sbagliare in passato; sono una vera campionessa, ad esempio, nello scappare per non affrontare i problemi, la mia amica C, lo chiama istinto di sopravvivenza. Il mio è sviluppatissimo. Scendo dalla fune dove fin'ora restavo inbilico e cerco di immaginarmi come una trottola, che ha bisogno di fare mille giri su se stessa, per restare in equilibrio. 



DON'T WORRY BE HAPPY?


E se davvero fosse così? Ultimamente Facebook è pieno di messaggi di questo tipo, che ti dicono di essere felice, no matter what. E tutti ne vogliono in po', di questa felicità. Leggo frasi come questa: 
" nella vita bisognerebbe fare solamente ciò che ci rende felici"; e resto un po' perplessa, il che mi porta ad autoinfliggermi il castigo di pormi tante (troppe) domande.
E se quello che ti rende felice provoca una reazione a catena, se ti rende felice per un attimo ma ti puó far sentire in colpa nel tempo?
Ci si può pentire, di un momento di felicità?  Se le conseguenze di quell'attimo facessero soffrire delle altre persone, vorresti ancora viverlo? Sarebbe come quando ti ubriachi, passi una serata incredibile e il giorno dopo hai un martello pneumatico in testa ma ripensi alla sera prima e rivivresti quella serata una e un'altra volta. Esiste un hungover da felicità? E ancora, se quello che mi rende felice è scorretto e meschino, fa di me una brutta persona? Le persone cattive e felici, nel mio mondo, sono le peggiori, ma non le posso biasimare se hanno solo fatto qualcosa per la loro felicità, "Ho ho solo deciso di fare ciò che mi rende felice"  può bastare, come  scusa. 
La regola nella vita, per arrivare alla felicità, è quindi essere egoisti? 
Sto pensando alla felicità di vivere un momento che può avere conseguenze catastrofiche, passerei da essere la principessa Disney a diventare la strega cattiva, che ride beffarda. E vissero per sempre, cattivi e contenti. 

" Dopo un po' impari la sottile differenza
tra tenere una mano e incatenare un'anima.
E impari che l'amore non è appoggiarsi a qualcuno
e la compagnia non è sicurezza.
E inizi a imparare che i baci non sono contratti
e i doni non sono promesse.
E incominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta
e con gli occhi aperti con la grazia di un adulto
non con il dolore di un bimbo.
Ed impari a costruire tutte le strade oggi,
perché il terreno di domani è troppo incerto
per fare piani. 
Dopo un po' impari che il sole scotta,
se ne prendi troppo.
Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima,
invece di aspettare che qualcuno ti porti i fiori.
E impari che puoi davvero sopportare,
che sei davvero forte, e che vali davvero."

Veronica A. Shoffstall 


ABITARE IL RICORDO

La cosa più strana è stata svegliarsi con i pensieri ancora addormentati ed avere la sensazione di aver sognato tutto. 
Sono ancora nel mio letto, con il mio cane che sonnecchia ai miei piedi, lui dov'è? Allungo una mano nel letto: vuoto, dalla sua parte. 
Prendo coscienza del presente, sono passati mesi da quando quel letto era il mio, il nostro, ora lui è in viaggio e io divido la mia ex casa con Disko per qualche giorno, perché il signorino non si abitua al mio minimonolocale. Ed è come vivere in un universo parallelo, avevo il terrore di tornare qui, a casa sua, e sentirmi schiacciare dal peso dei ricordi, di sentire la sua mancanza o peggio, di sentirmi sola; invece sto bene, mi sento a casa. Se questi muri potessero parlare racconterebbero una storia d'amore, ogni angolo della casa mi riporta alla mente un ricordo della mia precedente parentesi. 
Sono contenta di essere una di quelle persone che ricordano solo il bello della vita, di una relazione, di una vacanza... Ho pochi neuroni  e devo scartare i brutti ricordi per necessità di spazio, voglio solo tenere il meglio di quello che il destino ha voluto che incrociasse la mia strada. 


UN POST SUL POSTVACANZA



Eccomi qui dinuovo con la mia sexissima uniforme Ferrari di una taglia più grande, che sembro un bambino con i vestiti smessi del fratello maggiore, durante pausa pranzo nel magazzino del negozio, ancora una volta qui, dopo una settimana di ferie vissuta a mille. 
E mi viene un po' da disperarmi e lamentarmi e vederetuttonero. Roba da rientro al lavoro, insomma. 
Mi illumino con una frase che ho letto ieri: "Non piangere perché è finita, sorridi perché è successo" subito penso alla mia storia con D e mi viene ancora di più da piangere allora riporto alla mente questa immagine: 


e ripenso alle vacanze persa tra la campagna ibizenca. Ho conosciuto una Ibiza anomala, lontana dal rumore, dalla fiesta, con la cartina sempre in mano ( quella dell'isola, malpensanti) alla ricerca della cala perfetta, senza turisti e senza meduse. Ci ho quasi fatto un pensierino, ad andare a vivere lì. Penso ai balli sfrenati durante le feste del Sonar a ridere di tutto e tutti con l'amica Romi e non posso non sorridere, non sentire ancora l'emoción delle vacanze. 
Come per magia il rientro al lavoro non è poi così catastrofico, uniforme a parte. 


 

THE CONFORT ZONE

Ci ho provato a restare ferma sulle mie decisioni, a dire no, ma alla fine sono venuta da te quando mi hai cercata, per passeggiare per mano nella zona del confort, dove niente fa male, dove siamo ancora una coppia, per rivivere quella sensazione di pace e sicurezza che sentiamo quando siamo insieme. Una cosa troppo sbagliata da fare e una sensazione troppo bella da sentire, ci usiamo, ci facciamo del male da soli. L'amore da dipendenza, dopo 3 anni siamo qui a guardarci negli occhi e a dirci che stiamo sbagliando, che stiamo scappando dalla realtà, ma è ancora troppo presto per non sentire il male che fa, troppo presto per dare un colpo di spugna e cancellare i ricordi, troppo presto per riuscire a liberarci di noi stessi, di quelli che eravamo, io e te, insieme. 

LE COSE CHE FACCIO PER ME


Già pigiamata e svaccata sul letto alle 10.30 di sera penso alla mia giornata di oggi, penso al percorso che mi aspetta, per innamorarmi di me.
Sto riflettendo sul fatto che finora, qualsiasi cosa facessi, non aveva valore se non era condivisa con un'altra persona, me ne sono resa conto in un momento in cui ho detto a mia madre che non volevo perdere il mio tempo a casa da sola. "Non è tempo perso, tatina"  mi ha detto lei, " Mentre sei a casa fai un sacco di cose, non pensare che leggere, curare la tua casa, stare a guardare il cielo sdraiata in terrazzo sia tempo perso, è tempo che in realtà dedichi a te stessa". Già, come mai nella mia testa bacata non lo vedevo così? Non che fare le pulizie sia il miglior sistema per arricchire il mio io interiore, ma è pur sempre qualcosa che faccio per me. E così oggi ho dedicato la giornata a me stessa, ho comprato e piantato delle piantine in terrazzo, ho pulito, ahimè, ho fatto almeno metà delle cose che scrivo nella lista delle cose noiose da fare, tipo chiamare il dentista o andare a ritirare quei pantaloni dalla sarta, che ho rimandato così tante volte che ormai saranno fuori moda, andare a passeggiare con il mio cane al parco. Solo io, lui e la natura. 
E così, dopo un pranzo con l'ex durante il quale abbiamo parlato di quanto ci fa strano mangiare insieme e non lanciarci i piatti insultandoci, io e il mio Disko ci siamo fatti i chilometri in salita per arrivare al fantastico parco del Guinardó. In un attimo, passare dal rumore della città al canto degli uccellini, immergersi nella natura con lo sfondo di una Barcellona che vista dall'alto sembra piccola piccola, mi ha riempita di energia positiva, mi ha ricaricato le pile. Ho pensato che queste sono le cose che faccio per me, camminare, sorridere, parlare al mio cane, guardare il cielo, raccogliere un dente di leone ed esprimere un desiderio (da quanti anni non lo facevo?) , salutare i vecchietti che incrocio al parco, vivere il presente. 

"Costruire il futuro significa
costruire il presente. 
È creare un desiderio
che valga la pena oggi
e che sia orientato verso il domani" 

Buonanotte 




ANCORA TU? MA NON DOVEVAMO VEDERCI PIÙ?

Una volta prima che il mondo sapesse della fine di una relazione si dovevano fare segnali di fumo, c'era il passaparola, ora basta entrare su Facebook, fare un clic su " modifica la tua situazione sentimentale" e cambiare quello scomodissimo "fidanzata ufficialmente". Ed eccoli, come le api sul miele ( o le mosche sulla merda, dipende dai punti di vista) riappaiono tutti i tuoi pseudo amici, ex amici, trombamici, fantasmi del passato e chissà per quale occulta ragione adesso vogliono sapere come stai, dopo aver ignorato per 3 anni la tua esistenza, o quasi. 
Mi viene un po' da ridere e il mio ego ringrazia, dopo aver perso 5 kg ( non ben distribuiti, tette RIP) sentirti dire che la fine della relazione ti ha cambiato in meglio è una gran cosa.
Riconsidero la figura del trombamico, (che orribile termine) e penso se davvero è necessario portare il lutto dopo la fine di una relazione, piangerti addosso finché non hai più lacrime, analizzare per ore ed ore cosa è successo e cosa sarebbe potuto succedere, crogiolarti nella rabbia e nel dolore; forse è più facile rotolarti nel letto tra le braccia di un altro, perché semplicemente di piangere non hai più voglia e lui ti fa stare bene, senza nessuna pretesa... 
Chi lo ha detto che è necessario stare male? Chi lo ha detto che per andare avanti si deve prima autoinfliggersi castighi, obbligarsi a una solitudine forzata? 
E si da il caso che io abbia già pianto abbastanza. Adesso voglio solo sentire, ridere, ballare, prendere la vita alla leggera.

UNA SINGLE ALL'IKEA

A me fa un po' paura, dire che sono single, perché ho intorno gente che si sposa, fa figli, fa progetti di vita... E io sto cercando di innamorarmi di me stessa ( conoscendomi come solo io mi conosco, non è impresa facile ). Quando ero fidanzata vedevo solo single che si divertivano, ora la cosa cambia. Appena torni single, intorno a te vedi solo coppie felici, quelli che si danno i bacini in metro, quelli che si tengono per mano camminando per strada, quelli che si chiamano amoretesorocucciolo... e a te, che sei da sola, ti manca un po' la sensazione di essere l'altra metá della sua mela. Ebbene, la soluzione a questi momenti di malinconia è andare all'ikea.
Magari il sabato pomeriggio. Ogni desiderio di avere una relazione svanisce magicamente mentre cammini tra un mare di coppie che litigano, perché lei vuole qualcosa di impronunciabile ( perché la ä e la ö nella stessa parola a me fanno paura quanto il pensiero del mio ex con un'altra ) e lui vuole un lömsk. Perché lei ha BISOGNO di quelle lenzuola nuove e lui le ricorda che ne hanno già 10, di lenzuola... E subito ti ci senti comoda, nella tua nuova situazione di single, con le tue undicesime lenzuola nella borsa gialla e nessuno che ti rompe le palle.
Credo tornerò all'ikea quando, in preda ad una crisi dovuta all'orologio biologico, avrò bisogno di vedere madri depresse alle prese con figli urlanti. Viva l'ikea.

MOVING ON UP

Oh guarda, era solo un'altra parentesi della mia vita! Fatta a cuore, bella grossa, che è durata 3 anni. Pensavo che sarebbe stato per sempre, e invece son qui che apro e chiudo parentesi, che faccio e disfo valigie, che porto la mia vita da un appartamento all'altro, che cerco di tornare ad essere Chiara, di nome e di fatto, soprattutto con me stessa.
Nell'ultimo mese hanno vissuto almeno 10 donne diverse dentro di me, tutte con i loro pregi e difetti, sono stata la fidanzata dolce e comprensiva, la ragazza indipendente, la casalinga frustrata, la regina delle lacrime, la donna più arrabbiata del mondo, l'adolescente sognatrice... Le ho dovute esorcizzare una per una e guardarmi dentro, essere realista, e portar via da questa casa solo la mia vera personalità, e non quella che avevo costruito per lui.
Ho dinuovo voglia di scrivere, gente, questo grazie ad una delle mia Sorelle di Vita, blogger anche lei, che con le parole del suo blog mi ha fatta piangere e mi ha aiutato," le parole sullo schermo possono trasformarsi in carezze" , le ho detto. E quindi rieccomi, sono un po' cresciuta nel frattempo ... non sono cambiata, sono cresciuta, è uno scherzo che fanno gli anni e le bastonate sulla schiena ( troppe volte auto inflitte).
Ho iniziato a scrivere mille post sulla fine della mia relazione con D, guardando con gli occhi pieni lacrime la scatolina dove ho rimesso l'anello di fidanzamento come se fosse una piccola bara, ma ho deciso che se dovevo tornare a scrivere di me, dovevo ricominciare da me, oggi, qui seduta su uno scatolone che dice "calze e intimo" a picchiettare sul telefono, senza guardare indietro. Oggi faccio pace con il mio passato e con il ricordo di D.
Vedessi com'è grande il pensiero del mare
dove il mio dolce amore oggi è andato a pescare
vedessi com'è grande la vela del pensiero
eppure sono sola come un vecchio mistero
vedessi che coralli ci sono in fondo al mare
e lui non mi ha pescato perché doveva andare
vedessi come piango un pianto universale
un amore così bello non doveva far male.


Alda Merini

AMÉN



CORRERE COI LUPI

Prendo in mano Donne che corrono coi lupi una volta all'anno, è diventata una specie di Bibbia per me. Donnine, ve lo consiglio di cuore, è un libro che parla di noi, impossibile non riconoscersi nelle pagine scritte da Clarissa Pinkola Estés.
L'altro giorno ho riaperto il libro ed è bastato aprire una pagina a caso, leggere due righe, piegare l'angolo della pagina e infilare il libro in borsa.
Condivido la mia lettura.

LA PICCOLA FIAMMIFERAIA

C'era una volta una bambina che non aveva né padre né madre e viveva nel bosco oscuro. Un villaggio sorgeva al limitare del bosco, e lei aveva imparato che là poteva comprare fiammiferi per mezzo penny e poteva rivenderli per la strada a un penny intero. Se ne vendeva abbastanza, riusciva a comprarsi un pezzetto di pane raffermo; tornava allora al suo povero rifugio nel bosco e dormiva tenendosi addosso tutti gli abiti che possedeva.
Arrivò l'inverno, e faceva molto freddo. Non possedeva scarpe, e il cappotto era talmente liso da essere trasparente. Aveva i piedi blu, con le dita tutte bianche; altrettanto bianche erano le dita delle mani e la punta del naso. Vagava per le strade e pregava i passanti di comprarle qualche fiammifero, ma nessuno si fermava e nessuno si curava di lei.Così una sera si mise a sedere e disse tra sé: "Ho dei fiammiferi. Posso accendere un fuoco e scaldarmi". Ma non aveva legnetti né ciocchi. Decise comunque di accendere i fiammiferi. E così, seduta con le gambe tese, strofinò il primo fiammifero. E subito parve che freddo e neve fossero svaniti come per incanto. Invece dei fiocchi di neve volteggianti nell'aria,vide una bella stanza con una stufa di ceramica verde scuro, con lo sportello di ferro ornato di volute.
La stufa emanava tanto calore da far ondeggiare l'aria. Si rannicchiò vicino alla stufa e le parve di essere in paradiso.Ma d'improvviso la stufa svanì e lei si ritrovò seduta nella neve, tutta tremante, e per il freddo batteva i denti. E allora strofinò il secondo fiammifero e la luce cadde sul muro della casa accanto e potè improvvisamente vedere dentro. Nella stanza c'era una tovaglia candida come la neve che ricopriva una tavola, e sulla tavola c'erano stoviglie di porcellana del bianco più puro, e su un grande piatto c'era un'anatra appena sfornata, e proprio mentre stava per mettersi a mangiare la visione svanì
Era di nuovo nella neve. Ma ora le ginocchia e i fianchi non le dolevano più. Ora il freddo pungeva e bruciava lungo le braccia e nel petto, sicchè accese il terzo fiammifero. E nella luce del fiammifero vide uno splendido albero di natale, mirabilmente decorato con candeline bianche ornate di pizzo alla base, e belle palle di vetro, e migliaia e migliaia di puntini luminosi che non riusciva a capire che cosa fossero. E sollevò lo sguardo sull'albero enorme, e quello si sollevava sempre più in alto, finchè divenne le stelle del cielo sulla sua testa, e una stella attraversò sfavillando il cielo, e lei ricordò che la mamma le aveva detto che quando un'anima muore, cade una stella.
E d'improvviso dal nulla apparve la sua nonna, tanto gentile e affettuosa, e la bimba fu così felice di vederla. La nonna sollevò il grembiule e l'avvolse intorno alla bambina, se la strinse tra le braccia e la bambina provò felicità.
Ma la nonna prese a dissolversi. E la bambina accese un fiammifero dopo l'altro per riavere la nonna accanto a sé…un fiammifero dopo l'altro…e insieme presero a salire in cielo dove non faceva freddo, non si provava fame né dolore. La mattina dopo, lì tra le case, la bambina fu ritrovata immobile. Era andata via per sempre

I bei sogni, quando le condizioni di vita sono difficili, non vanno bene. in tempi duri dobbiamo avere sogni duri, sogni reali, quelli che, se ci daremo da fare, si avvereranno
L'allontanamento dalla fantasia creativa: la bambina vive tra persone che non si curano di lei. Quello che ha, i fiammiferi (l'inizio di qualsiasi possibilità creativa), non viene apprezzato. Stare insieme a persone vere che ci riscaldano è essenziale al flusso della vita creativa. Il nutrimento è un coro di voci, dal di dentro e dall'esterno. Tutte le donne hanno diritto a un coro di alleluja.
.Quando sono fuori al freddo, le donne tendono a vivere di fantasia invece che di azione. sono timide, e la timidezza spesso ricopre l'animo che muore di fame.
Il calore dovrebbe essere l'obiettivo principale della piccola fiammiferaia. Lei invece cerca di vendere i fiammiferi, la sua fonte di calore. Ciò che si deve fare al suo posto è non concepire il mondo fantastico che si crea accendendo i fiammiferi. Esistono tre tipi di fantasia. Il primo è fonte di piacere. Il secondo è l'immaginazione intenzionale. Il terzo porta tutto a uno stop, ostacola la giusta azione nei momenti critici. Sono fantasie che nulla hanno a che vedere con la realtà.
Per capovolgere la situazione dobbiamo portare le nostre idee in un posto dove trovino sostegno. Insieme al fuoco, trovare nutrimento.
Spesso le persone hanno idee bellissime. I progetti vanno alimentati. Hanno bisogno di un sostegno vitale - di persone calde. E' necessario muoversi, e non restare lì sedute. Dobbiamo fare qualcosa per trasformare la nostra situazione. Altrimenti ci troveremo in strada a vendere di nuovo fiammiferi.
Gli amici che vi amano e appoggiano calorosamente la vostra vita creativa sono il migliore sole del mondo.
La donna congelata, priva di nutrimento, tende a elaborare continui sogni ad occhi aperti, sul "come sarebbe se": un bel giorno…, se solo avessi…, lui cambierà…, quando sarò davvero pronta…, quando mi sentirò più sicura…, quando troverò un altro. Ma questa fantasia confortevole è una fantasia che uccide. E' una distrazione seducente e letale dalla realtà.
Alle donne nella condizione della piccola fiammiferaia l'iniziazione è andata storta. Le condizioni ostili, che fanno parte dell'iniziazione, non servono per approfondire ma per decimare. Gli archetipi di iniziazione femminile sono: dare la vita, il potere del sangue, così come essere innamorate o ricevere un amore che alimenta e nutre.
La freddezza suona la fine di ogni relazione. Per uccidere una cosa, basta mostrarsi freddi nei suoi confronti. Quando gli esseri umani vogliono abbandonare qualcosa che hanno dentro o lasciare qualcuno fuori al freddo, ignorano, abbandonano, se ne sbarazzano, e si allontanano per non udirne la voce né sfiorarne lo sguardo. Questa è la situazione nella psiche della piccola fiammiferaia. Essa gira per le strade e prega i passanti di comprarle i fiammiferi: offre la luce a poco prezzo, perché è bisognosa. Questo le costerà un'ulteriore perdita di energia. Porta la luce dall'abisso ma la svende in inutili fantasie: cattivi amanti, capi scorretti, situazioni di sfruttamento, scaltri complessi tentano la donna a fare queste scelte.
Quando la piccola fiammiferaia accende i fiammiferi per scaldarsi usa le risorse per fantasticare invece che per agire, usa la sua energia per qualcosa di effimero. Quando una donna non riesce più a sentirsi, allora una vita fantastica è molto più piacevole di qualsiasi cosa su cui possa posare lo sguardo. Il fantasticare è come una bugia: se si ripete si finisce per crederci.
La stufa rappresenta i pensieri pieni di calore, ma a un certo punto svanisce. Questo tipo di fantasia non può che bruciare la nostra energia. Ogni fantasia portata dai fiammiferi accesi si estingue, e di nuovo la bimba è nel gelo. Infine la nonna trascina la bimba nel sonno della morte, il sonno della compiacenza e del torpore.
E' molto meglio guarire dalla dipendenza della fantasia che restare in attesa, desiderando e sperando di essere risollevate dalla morte..




UNO DI QUELLI.

Ci sono momenti in cui la logica e la razionalità non servono più a nulla, e a quel punto il tuo vecchio cuore vuole dire la sua e sbatte fuori dalla finestra tutto ciò che è sensato e ragionevole.

QUATTRO

Prendi quattro ragazze, quattro amiche che si ritrovando dopo tanto tempo, guardale parlare, ridere, abbracciarsi, ballare. E poi si dice che sia il tre il numero perfetto, niente di più sbagliato.
Credo che nulla possa descrivere meglio il nostro week end che le parole di una di noi, che copio e incollo. Grazie ragazze.

La mia Barcellona Profuma di muffin, di pancakes e di birra.
La mia Barcellona ha il suono fragoroso delle risate, il rumore dei tacchi sulla strada, delle gambe stanche che si trascinano, dei bicchieri che tintinnano un Brindisi, l'ennesimo.
Ha il colore rosso del rossetto più rosso, che tanto dura poco, se continui a bere dalla bottiglia.
Dopo la mia Barcellona Dovrei dormire, dopo il mio weekend a Barcellona, ma non riesco.
Sono stanca, ma la stanchezza non vince le emozioni che mi confondono, si mescolano con i ricordi ancora troppo recenti, con la tristezza consapevole di chi sa che passerà troppo tempo perché lo si possa fare ancora, sono stanca e troppo triste, sono stanca e troppo felice, sono stanca e già Barcellona mi manca.
Amiche che si ritrovano per festeggiare una di loro che si sposa. Che già questo basta a sconvolgere un po' la vita, se ci si ferma a pensare: LEI si sposa e se nella sostanza non cambia niente, forse proprio nella sostanza cambia tutto. E quindi le si organizza l'addio al nubilato pensando a cosa si vorrebbe per se.
Barcellona e VOI, ragazze.
Yo no soy la novia, ma non potevo comunque chiedere di meglio.

LA TESTA, DENTRO E FUORI

Torture varie ed eventuali...
Sono dal parrucchiere, ci devo venire un paio di volte l'anno, se non voglio andare in giro con una scopa di saggina al posto dei capelli; il fatto è che non sopporto farmi toccare la testa, mi nasce una rabbia nello stomaco che mi fa ribollire il sangue e automaticamente mi vedo riflessa nello specchio dell'amico parrucchiere, dove le altre ragazze sorridono e io sono la più cattiva del reame, con un'onda paonazza che dal collo mi sale su per la testa. Faccio paura.
Finalmente, dopo 4 anni di "scusa, ti spiace se mi pettino io? Ti pago lo stesso, ma non toccarmi più por favor" ho trovato Kharim mani di fata, il parrucchiere italoturcofrancese, che parla spagnolo con l'accento di Cuneo, ed è l'unica persona che può toccarmi la testa, dall'inizio alla fine. Mi sono messa nelle sue mani per un piccolo cambio di stile. Eccomi, mentre scrivo con un turbante in testa la curiosità di vedere i miei capelli. Perché poi per noi donne i cambi interiori a volte partono dalla testa, non solo dai pensieri, ma anche dai capelli. Mi sento un po' frivola a dire ciò, ma solo un po'.

SPAZIOTEMPO


Ci ho pensato e ripensato, scrivere ancora sul blog, chiuderlo, tenerlo come un ricordo, scrivere per qualcuno, per me, ma poi dei miei pensieri a chi gli importa, bla bla... i soliti giri mentali che faccio per prendere una qualsiasi decisione.
Poi mi è tornata in mente una frase che mi è stata detta da un'amica lontana: ogni tanto mi ricordo del tuo blog, lo leggo ed è un po' come averti qui, seduta vicino a me sul divano.
Ho capito che se continuo tenere questa finestra aperta è solo per questo, per riuscire ad arrivare dove non posso, dove vorrei, vicino a te.

LUI

Misi la mano su di lui. Per me è sempre stato così importante toccarlo. Una cosa per cui sono vissuta. E non ho mai saputo spiegarla. Toccatine da niente. Le mie dita contro la sua spalla. I lati delle nostre cosce che si sfioravano mentre ci stringevamo in autobus. Non sapevo spiegarlo, ma ne avevo bisogno. A volte immaginavo di cucire insieme tutte le nostre piccole toccate. Quante centinaia di migliaia di dita che si sfiorano servono per fare l’amore?

Jonathan Safran Foer

IN TASCA

Wonderhell nella tasca della mia borsa? Se questa prova funziona, se riesco a gestire il blog dal telefono allora è il segnale che forse non è ancora arrivato il momento di chiuderlo...
Beati coloro che si baceranno
sempre al di là delle labbra
varcando dei gemiti
il confine del piacere
per cibarsi di sogni.

CORIANDOLI A NATALE

"Come faccio a spiegarti cosa provo, quando penso alle persone che conosco qui, alle presunte amicizie..." bevo un lungo sorso dalla bottiglia di birra "E' come quando siamo andati a quella festa di carnevale ed ero l'unica in maschera, è così che mi sento. So di essere nel giusto, ma mi sento sempre un po' fuoriluogo, come dei coriandoli a Natale". Non ho mai nascosto il mio essere un po' difficile, a volte un po' chiusa, non so ancora se sia timidezza o una sorta di indifferenza cronica verso il mondo che mi circonda, ma io con le persone non lego, non apro bocca se non è necessario, non sono l'anima della compagnia; sono da piccolo branco, io, seleziono le mie amicizie. Sarà per questo che le chiacchierate con le amiche non le faccio più davanti ad un caffè ma davanti ad un ipad. Le mie amiche, quelle vere, le ho lasciate a Shittown, qui ho tanti conoscenti e pochissimi confidenti. Il tipo di amici che si fanno in un paese che non è il tuo, sono di quelli da cui ti fai veder solo se stai bene, in situazioni gradevoli, a 30 anni a nessuno interessa conoscerti abbastanza da voler guardare il lato oscuro della tua personalità, ci si incontra per star bene, non si parla di lavoro, di paranoie, delle cose che non vanno... se sto con te, è per passare "el buen rato". "Sai che ti dico? non mi disturba affatto non avere amicizie di quelle con la A maiuscola qui, sto bene nella mia realtà, le amiche vere non mi mancano e sono le sorelle che ho scelto di avere nella mia vita, quelle che saranno sempre con me. il resto è solo fiesta". Grazie Cristina, Giulia, Justyne per farmi sentire sempre vicina, anche se sono lontana.

LE COSE CHE VOGLIO LASCIARE INDITRO

E' successo un martedì, di quelli post week end di party violento, quando l'umore è nero come l'uniforme che porto al lavoro, quando mi tuffo in un buco nero e per vedere una luce infondo al tunnel, devo parlare con lui. Lo chiamo per dirgli le cose che già sa e per sentirmi dire le cose che già so, di quelle che ci credi solo se te le dice chi ti vuole bene. Mi manda questa mail, "La stavo leggendo quando mi hai chiamato, sono le cose che già sai... ma non fa mai male un po' di wisdom, bsta così poco, infondo..."
Grazie amore.

Here is a list of 15 things which, if you give up on them, will make your life a lot easier and much, much happier. We hold on to so many things that cause us a great deal of pain, stress and suffering – and instead of letting them all go, instead of allowing ourselves to be stress free and happy – we cling on to them. Not anymore. Starting today we will give up on all those things that no longer serve us, and we will embrace change. Ready? Here we go:

1. Give up your need to always be right. There are so many of us who can’t stand the idea of being wrong – wanting to always be right – even at the risk of ending great relationships or causing a great deal of stress and pain, for us and for others. It’s just not worth it. Whenever you feel the ‘urgent’ need to jump into a fight over who is right and who is wrong, ask yourself this question: “Would I rather be right, or would I rather be kind?” Wayne Dyer. What difference will that make? Is your ego really that big?


2. Give up your need for control. Be willing to give up your need to always control everything that happens to you and around you – situations, events, people, etc. Whether they are loved ones, coworkers, or just strangers you meet on the street – just allow them to be. Allow everything and everyone to be just as they are and you will see how much better will that make you feel.

“By letting it go it all gets done. The world is won by those who let it go. But when you try and try. The world is beyond winning.” Lao Tzu

3. Give up on blame. Give up on your need to blame others for what you have or don’t have, for what you feel or don’t feel. Stop giving your powers away and start taking responsibility for your life.

4. Give up your self-defeating self-talk. Oh my. How many people are hurting themselves because of their negative, polluted and repetitive self-defeating mindset? Don’t believe everything that your mind is telling you – especially if it’s negative and self-defeating. You are better than that.

“The mind is a superb instrument if used rightly. Used wrongly, however, it becomes very destructive.” Eckhart Tolle

5. Give up your limiting beliefs about what you can or cannot do, about what is possible or impossible. From now on, you are no longer going to allow your limiting beliefs to keep you stuck in the wrong place. Spread your wings and fly!

“A belief is not an idea held by the mind, it is an idea that holds the mind” Elly Roselle

6. Give up complaining. Give up your constant need to complain about those many, many, maaany things – people, situations, events that make you unhappy, sad and depressed. Nobody can make you unhappy, no situation can make you sad or miserable unless you allow it to. It’s not the situation that triggers those feelings in you, but how you choose to look at it. Never underestimate the power of positive thinking.

7. Give up the luxury of criticism. Give up your need to criticize things, events or people that are different than you. We are all different, yet we are all the same. We all want to be happy, we all want to love and be loved and we all want to be understood. We all want something, and something is wished by us all.

8. Give up your need to impress others. Stop trying so hard to be something that you’re not just to make others like you. It doesn’t work this way. The moment you stop trying so hard to be something that you’re not, the moment you take of all your masks, the moment you accept and embrace the real you, you will find people will be drawn to you, effortlessly.

9. Give up your resistance to change. Change is good. Change will help you move from A to B. Change will help you make improvements in your life and also the lives of those around you. Follow your bliss, embrace change – don’t resist it.
“Follow your bliss and the universe will open doors for you where there were only walls” Joseph Campbell

10. Give up labels. Stop labeling those things, people or events that you don’t understand as being weird or different and try opening your mind, little by little. Minds only work when open. “The highest form of ignorance is when you reject something you don’t know anything about.” Wayne Dyer

11. Give up on your fears. Fear is just an illusion, it doesn’t exist – you created it. It’s all in your mind. Correct the inside and the outside will fall into place.
“The only thing we have to fear, is fear itself.” Franklin D. Roosevelt

12. Give up your excuses. Send them packing and tell them they’re fired. You no longer need them. A lot of times we limit ourselves because of the many excuses we use. Instead of growing and working on improving ourselves and our lives, we get stuck, lying to ourselves, using all kind of excuses – excuses that 99.9% of the time are not even real.

13. Give up the past. I know, I know. It’s hard. Especially when the past looks so much better than the present and the future looks so frightening, but you have to take into consideration the fact that the present moment is all you have and all you will ever have. The past you are now longing for – the past that you are now dreaming about – was ignored by you when it was present. Stop deluding yourself. Be present in everything you do and enjoy life. After all life is a journey not a destination. Have a clear vision for the future, prepare yourself, but always be present in the now.

14. Give up attachment. This is a concept that, for most of us is so hard to grasp and I have to tell you that it was for me too, (it still is) but it’s not something impossible. You get better and better at with time and practice. The moment you detach yourself from all things, (and that doesn’t mean you give up your love for them – because love and attachment have nothing to do with one another, attachment comes from a place of fear, while love… well, real love is pure, kind, and self less, where there is love there can’t be fear, and because of that, attachment and love cannot coexist) you become so peaceful, so tolerant, so kind, and so serene. You will get to a place where you will be able to understand all things without even trying. A state beyond words.

15. Give up living your life to other people’s expectations. Way too many people are living a life that is not theirs to live. They live their lives according to what others think is best for them, they live their lives according to what their parents think is best for them, to what their friends, their enemies and their teachers, their government and the media think is best for them. They ignore their inner voice, that inner calling. They are so busy with pleasing everybody, with living up to other people’s expectations, that they lose control over their lives. They forget what makes them happy, what they want, what they need….and eventually they forget about themselves. You have one life – this one right now – you must live it, own it, and especially don’t let other people’s opinions distract you from your path.

NEO

Un neo, un puntino piccolo piccolo che apparentemente è innocuo ti può cambiare la vita.
Scrivo nel giorno in cui ho ricevuto gli esiti della biopsia di uno di questi puntini insignificanti che mi hanno tolto un mese fa. Al posto suo, ora c'è una cicatrice poco graziosa che mi ricorda che basta un attimo e la tua vita può prendere una svolta ben diversa da quella che avevi immaginato.
Scrivo nel giorno in cui mi sono sentita una stupida per tutte le volte in cui mi sono lamentata per cose poco importanti, che ho pianto per niente, che ho preso sul serio questioni inutili. E' solo tempo perso. E' che ci si dimentica delle cose davvero importanti, ci si dimentica che dovremmo svegliarci ogni giorno, sorridere ed essere felici per il solo fatto che siamo vivi. Io per prima spesso mi dimentico di quanto sono fortunata.
Scrivo per ricordarmi che ogni giorno è un regalo. Dopo aver letto la parola "benigno" sul foglio di carta bianco, la mia mente ha fatto cick, ed è come ricominciare, ora.

FINALMENTE



Ed ora che sono sicura che Wonderhell non lo legge più nessuno, mi è tornata la voglia di scrivere. Con me, per me, con qualche cambio che è solo il riflesso di ciò che è stata ultimamente la mia vita.
I'm back.