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30 STARS


Doveva succedere proprio stasera. Ero seduta dove sono adesso quando ti parlavo del cielo senza stelle di questa città, ora alzo gli occhi e ne conto 30: una per ogni anno della mia vita e una, la più luminosa, che segna l'anno che verrà.
Sento che sarà magico, perché nel bene e nel male fin'ora ho imparato tanto, grazie alle persone speciali e alle follie, alle lacrime e alle risate fatte con la pancia e non con la bocca, agli amici veri e all'amore che ho dato e ricevuto, grazie alla mia testa matta e al mio cuore di bambina che mi accompagneranno sempre.

STRANEZZE COMPLEMENTARI



Domenica d'autunno, penso a quanto tempo è che non faccio fotografie, troppo. E non so il perchè. Vorrei uscire e andare a fare foto al cimitero ma ho troppa paura di farmi prendere dalla tristezza se ci vado sola, paura di farmi travolgere da ricordi che non voglio ricordare.
Vorrei un compagno di giochi, qualcuno che mi conosca davvero e non mi guardi con quello sguardo che dice "Davvero mi stai chiedendo di andare al cimitero per fare delle fotografie? TU.NON.SEI.NORMALE." Tu invece si che sei normale, vero?
Nessuno lo è.
Il problema sta nel trovare una persona che con la sua, di stranezza, annulli la tua: due solitudini che si attraggono, due stranezze complementari.

IL MONDO AL CONTRARIO

"Signori passeggeri, tra 20 minuti atterreremo all'aeroporto di Barcelona" mi sveglia la voce all'altoparlante. E' stato un volo movimentato a causa del vento forte ma a me l'aereo che traballa concilia il sonno... Mi stropiccio gli occhi e guardo fuori dal finestrino: la mia fantasia galoppa quando sono appena sveglia, ho ancora il residuo dei sogni addosso.
Immagino che la distesa nera sotto di me sia in realtà il cielo e che le macchie luminose non siano strade e città bensì starne costellazioni aliene dal colore rosso fuoco. Ccerco di dare un senso alle figure, sfuoco la vista, gioco con i miei sensi.
Dovrebbe essere così il cielo di Barcelona, che è il mio mondo al contrario, il mio paese dei balocchi.

UN ANNO ESATTO

365 giorni fa, a quest'ora stavo sorseggiando vino rosè sulla terrazza di un hotel in centro a Barcelona con mia madre e le stavo confessando i miei desideri piu' segreti; le ho parlato della voglia di fare un grande passo che mi avrebbe cambiato la vita, le ho parlato della paura ad abbandonare le certezze per inseguire qualcosa che era più di un sogno.
Le ho detto di aver deciso di seguire un istinto, di aver capito che la mia vita sarebbe sempre stata così: non è il cuore che decide, non è la testa... seguo quello che mi dice la mia pancia, sono impulsiva e testarda, se mi metto in testa una cosa non mi do pace finchè non la ottengo.
E un minuto fa, al telefono proprio con lei, ho detto "Lo vedi, sembrava impossibile invece a distanza di un anno la mia vita ormai è qui e la cosa bella è che sento di essere padrona della mia vita. Ho davvero fatto la cosa giusta, Mà" .
Non mi stancherò mai di ripeterlo, da animali quali siamo, dovremmo ricordarci di seguire di più il nostro istinto. Chiudere gli occhi, tapparci le orecchie e SENTIRE.

SOTTO GLI EFFETTI DELLA VITA

Sentirsi inebriati dalla vita.
Puo' succedere anche questo nelle notti di luna piena di fine estate, sentirsi così innamorati che quasi manca il fiato.
Succede che in una serata perfettamente banale si esce controvoglia e un attimo dopo ci si ritrova in balia delle emozioni. Senza un vero perchè.
Questa sono io. Innmorata della mia vita, della notte, dell'aria che respiro, di ogni battito del mio cuore, de miei sogni ad occhi aperti, del cielo senza stelle di una Barcellona che non smette un attimo di essere magica.
Se solo sapessi come prolungare questa sensazione all'infinito...

BLU BALCONE

Ho trovato il mio angolo della casa dove fare pensieri dolci, dove poterli ingarbugliare... e voglio che questa caldissima estate barcellonese duri in eterno. Questo e' quello che attraversa la mia mente ora che sono seduta sul balcone della mia stanza in Gran de Gracia, con la musica in un orecchio e il rumore del traffico nell'altro. I rumori di questa città non mi abbandonano mai. Mi parla, sottovoce.
Luce azzurra esce dalla finestra e tre candele bruciano vicino alle mie gambe, mi guardo in giro e vedo squarci di piccoli mondi altrui attraverso le finestre dei palazzi difronte a me; mi e' sempre piaciuto osservare la vita degli altri da lontano.Forse in questo momento qualcuno sta guardando la mia: guarda la ragazza con il viso illuminato dallo schermo del pc e si chiede che cosa mai starà scrivendo. Scrivo di te, ci credi?

FULL MOON MOOD

Stasera è la prima in cui mi sento davvero a casa qui.
Sono state settimane scombussolate queste , ho cambiato lavoro, ho cambiato ritmo di vita, ho quasi cambiato situazione sentimentale su facebook, ho cambiato casa; ho traslocato da sola portando avanti e indietro in metropolitana un trolley e un bustone blu dell'ikea,quelli enormi dove ci puoi mettere dentro un'infinità di cose e alla fine pesano più di te. Non che ci voglia molto,è cambiato anche il mio peso da quando sono qui, il problema ho cambiato alimentazione... è che si smette di mangiare e si inizia a nutrirsi quando ci si trova a dover cucinare solo per se stessi.
E ora sono qui, con la mia musica nelle orecchie (Charlotte Gainsburg canta e pettina i miei pensieri), circondata dalle mie cose, mezza avvolta nelle lenzuola nere che cerco il sonno che mi manca.
Sarà la luna piena, sono sempre starna quando c'è la luna piena.
Voglio davvero che questa sia la mia casa ... voglio vivere Barcellona, ora, come la mia casa.

ROUTINE

Si aggiunge una tassello al puzzle che è la mia vita qui. Finalmente è arrivata la telefonata che stavo aspettando: ho trovato lavoro, la mia vacanza forzata finisce lunedì.
Sono curiosa di scoprire cosa succederà adesso che anch'io avrò una routine quotidiana, chissà se sarà diverso da come mi sentivo a Shittown ogni volta che la sveglia mi urlava nelle orecchie che era ora di alzarsi e ripetere sistematicamente gli stessi gesti, le stesse parole ogni giorno.
La routine dà stabilità, ma quando si ha la sensazione di vivere costantemente la stessa giornata, come stava succedendo a me, allora bisogna dare una svolta nel limite del possibile alla propria vita o si rischia di invecchiare prima del tempo.
Certo, potrete dirmi che vivere una routine da una sensazione di sicurezza, di equilibrio; io il mio equilibrio lo trovo quando la mia giornata è fatta di piccoli piacevoli imprevisti, cambi di programma, novità. Per questo sono contenta di lavorare in un aeroporto, dove tutto si muove, dove non si vede mai due volte la stessa faccia, dove la gente si sente diversa perchè è pronta per fare un viaggio, non importa dove, non importa perchè... in un attimo sei qui e 10 minuti dopo sei a migliaia di metri d'altezza sospeso nel vuoto.
Anch'io negli ultimi mesi mi sono sentita chiusa nel mio aeroporto personale, in preda a mille emozioni, pronta a partire.
E adesso si.
Partiamo.

CLICK

Domenica a Barcellona, c'è un sole splendido ma il vento è freddo e io sono chiusa in casa a guardare la tele in catalano, cercando di capire almeno il senso dei discorsi: c'è un documentario sulle meduse. Per quanto io adori questi esserini senza sangue né cervello, quando mi è arrivata la telefonata di Fran mi si è aperto un mondo. Non mi trucco, infilo jeans e all star ed esco così, con la maglietta con cui ho dormito e gli occhiali giganti anti-sguardodaghiroinletargo.
Fran è un vecchio amico e mi sta facendo da guida in città (anche se penso che lui non lo sappia). Oggi ho scoperto il Parc de la Ciudadella che io, avendo fatto più che altro nightlife qui a Bcn, non conoscevo. Era pieno di gente: chi suonava, chi ballava, chi faceva yoga, chi giocava a pallone.
Prometto: la prossima volta che ci andrò porterò la reflex, oggi mi è tornata la voglia di fare delle fotografie. 
Ho scoperto che la voglia di fare foto è direttamente proporzionale al mio livello di serenità interiore; una foto deve avere qualcosa di speciale che va oltre l'inquadratura, c'è una specie di moto che ti spinge a fare click, non la voglia di farla vedere in giro o di essere più brava di qualcun'altro. E quando in una mite domenica di primavera, con il culo posato sull'erba incroci lo sguardo di qualche ragazza che fa thai chi o di un ragazzo che suona la chitarra, vuoi solo che i suoi occhi attraversino l'obbiettivo e click.
Quindi ho deciso che non diventerò mai una fotografa, cosa che mi sarebbe piaciuta, ma non mi interessa. Il tempo, la luce, il movimento, questo sì che mi interessa.

6.45 A.M.

A quest'ora Kali esce di casa.
Dopo doccia, colazione a base di thè verde (che fa bene) e 40 biscotti (che fanno bene solo al colesterolo), trucco e parrucco è ora di lasciare dietro alla porta la temperatura caraibica della mia casetta e affrontare il freddo delle prime ore della giornata.
Stamattina ho scoperto quanto è bella Shittown quando dorme, con le strade buie. Ci sono solo io che cammino al ritmo della musica che mi sta suonando nelle orecchie e i netturbini che a quell'ora sono già al secondo campari col bianco.
Amo camminare in via Italia a tempo di musica, arricciare la bocca e fare di si con la testa quando ascolto un pezzo che mi piace.
Nessuno mi vede, sono invisibile.

SE QUESTI MURI POTESSERO PARLARE...

Sono appena tornata da un faccia a faccia con la parete del mio negozio, quella con la lampada fatta di rose di metallo, ha una gran memoria sapete?
Abbiamo parlato di quando tre ragazze passavano qui i pomeriggi a ridere e a confidarsi, di come era bello vederle vivere di sogni, mi ha raccontato di quando mi ha vista piangere nel momento in cui ho ricevuto la telefonata del mio medico che diceva che dovevo operarmi d'urgenza, ha visto litigi e riconciliazioni, quante volte mi ha guardata mentre fantasticavo e mi perdevo nei miei pensieri. Ha anche riso con me e Cristina quando facevamo le stupide, con le nostre scenette improvvisate (e solo dopo ci accorgevamo che c'era qualcuno che guardava la vetrina, che vergogna!), ha odiato con me i clienti che non erano mai contenti.
Ho passato 5 anni qui dentro, seduta dove sto scrivendo ora, con la stessa identica visuale sulla starda che sto guardando in questo momento con un pizzico di malinconia.
Inizio a realizzare che domani sarà l'ultimo giorno qui in negozio, poi si chiude. La fine di un'epoca.
Ieri Giulia si guardava intorno e mi ha detto "Se questi muri potessero parlare..."
Ne avrebbero di storie da raccontare le pareti del Quartiere Latino... Ci sono dei momenti vissuti qui dentro che mi porterò sempre nel cuore... che giornate!!!
Questi muri, questo che per altri è un semplice negozio è stato il mio mondo per tanti anni.
Se realmente questi muri potessero parlare racconterebbero la mia vita degli ultimi anni.
Ma forse e' meglio cosi'....i ricordi e le sensazioni si gustano meglio in silenzio.

CONTEMPLANDO BARCELONA

Qualcuno un giorno mi ha detto "Se non sei innamorata  della tua vita, cambiala!"
Mi sono persa tra le strade della città ascoltando Bjork a tutto volume, l'ansia che provavo prima di partire l'ho fatta rotolare sulla pista di atterraggio, l'ho guardata mentre le ruote dell'aereo la dilaniavano. Adios! 
La sensazione di disorientamento che ho provato in giro per le vie a me ancora sconosciute, con negli occhi un sole stranamente primaverile, è stata piacevolmente familiare. Come quando parli con qualcuno per la prima volta e rimani spiazzato perchè ti sembra di conoscerlo da sempre.
Amo Barcelona, me la sento pulsare dentro, è mia. 

LABITYINTH


Ho letto da qualche parte che la nostra concezione del futuro è strettamente legata alla nostra concezione del passato, al proprio vissuto.
Se così fosse, ed è plausibile, come possiamo immaginare un futuro diverso da quello che è il nostro passato?
Uno dei motivi per cui ho deciso di trasferirmi a Barcelona è quello di perdermi, dimenticare e non capirci più niente, esplorare nuovi lati della mia personaità. In questo modo dovrei poter immaginare un futuro diverso, fatto di un passato nuovo, non già scritto.
Ci sono persone che per ritrovarsi devono prima perdersi...

IL PARCO DEI MOSTRI


Qualcuno mio  porti al Parco dei Mostri di Bomarzo!  Date un'occhiata qui: http://www.bomarzo.net/Parco_dei_Mostri.pdf
quello che vedete nella foto è l'Orco, attorno alle sue fauci c'è la scrita "Ogni pensiero vola", in realtà la scritta originaria era "Lasciate ogni pensiero o voi che entrate" . L'Orco è forse la scultura più famosa del parco dei mostri, ma lì potrete trovate una casa pendente dove entrando si perde l'equilibrio, un'enorme tartaruga, diverse sfingi, una donna che dorme, draghi, lupi e altre meraviglie. Spero di riuscire a prendermi un paio di giorni prima della mia grande fuga da Shittown per andare a visitare questo parco.