LA TESTA, DENTRO E FUORI

Torture varie ed eventuali...
Sono dal parrucchiere, ci devo venire un paio di volte l'anno, se non voglio andare in giro con una scopa di saggina al posto dei capelli; il fatto è che non sopporto farmi toccare la testa, mi nasce una rabbia nello stomaco che mi fa ribollire il sangue e automaticamente mi vedo riflessa nello specchio dell'amico parrucchiere, dove le altre ragazze sorridono e io sono la più cattiva del reame, con un'onda paonazza che dal collo mi sale su per la testa. Faccio paura.
Finalmente, dopo 4 anni di "scusa, ti spiace se mi pettino io? Ti pago lo stesso, ma non toccarmi più por favor" ho trovato Kharim mani di fata, il parrucchiere italoturcofrancese, che parla spagnolo con l'accento di Cuneo, ed è l'unica persona che può toccarmi la testa, dall'inizio alla fine. Mi sono messa nelle sue mani per un piccolo cambio di stile. Eccomi, mentre scrivo con un turbante in testa la curiosità di vedere i miei capelli. Perché poi per noi donne i cambi interiori a volte partono dalla testa, non solo dai pensieri, ma anche dai capelli. Mi sento un po' frivola a dire ciò, ma solo un po'.

SPAZIOTEMPO


Ci ho pensato e ripensato, scrivere ancora sul blog, chiuderlo, tenerlo come un ricordo, scrivere per qualcuno, per me, ma poi dei miei pensieri a chi gli importa, bla bla... i soliti giri mentali che faccio per prendere una qualsiasi decisione.
Poi mi è tornata in mente una frase che mi è stata detta da un'amica lontana: ogni tanto mi ricordo del tuo blog, lo leggo ed è un po' come averti qui, seduta vicino a me sul divano.
Ho capito che se continuo tenere questa finestra aperta è solo per questo, per riuscire ad arrivare dove non posso, dove vorrei, vicino a te.

LUI

Misi la mano su di lui. Per me è sempre stato così importante toccarlo. Una cosa per cui sono vissuta. E non ho mai saputo spiegarla. Toccatine da niente. Le mie dita contro la sua spalla. I lati delle nostre cosce che si sfioravano mentre ci stringevamo in autobus. Non sapevo spiegarlo, ma ne avevo bisogno. A volte immaginavo di cucire insieme tutte le nostre piccole toccate. Quante centinaia di migliaia di dita che si sfiorano servono per fare l’amore?

Jonathan Safran Foer

IN TASCA

Wonderhell nella tasca della mia borsa? Se questa prova funziona, se riesco a gestire il blog dal telefono allora è il segnale che forse non è ancora arrivato il momento di chiuderlo...
Beati coloro che si baceranno
sempre al di là delle labbra
varcando dei gemiti
il confine del piacere
per cibarsi di sogni.

CORIANDOLI A NATALE

"Come faccio a spiegarti cosa provo, quando penso alle persone che conosco qui, alle presunte amicizie..." bevo un lungo sorso dalla bottiglia di birra "E' come quando siamo andati a quella festa di carnevale ed ero l'unica in maschera, è così che mi sento. So di essere nel giusto, ma mi sento sempre un po' fuoriluogo, come dei coriandoli a Natale". Non ho mai nascosto il mio essere un po' difficile, a volte un po' chiusa, non so ancora se sia timidezza o una sorta di indifferenza cronica verso il mondo che mi circonda, ma io con le persone non lego, non apro bocca se non è necessario, non sono l'anima della compagnia; sono da piccolo branco, io, seleziono le mie amicizie. Sarà per questo che le chiacchierate con le amiche non le faccio più davanti ad un caffè ma davanti ad un ipad. Le mie amiche, quelle vere, le ho lasciate a Shittown, qui ho tanti conoscenti e pochissimi confidenti. Il tipo di amici che si fanno in un paese che non è il tuo, sono di quelli da cui ti fai veder solo se stai bene, in situazioni gradevoli, a 30 anni a nessuno interessa conoscerti abbastanza da voler guardare il lato oscuro della tua personalità, ci si incontra per star bene, non si parla di lavoro, di paranoie, delle cose che non vanno... se sto con te, è per passare "el buen rato". "Sai che ti dico? non mi disturba affatto non avere amicizie di quelle con la A maiuscola qui, sto bene nella mia realtà, le amiche vere non mi mancano e sono le sorelle che ho scelto di avere nella mia vita, quelle che saranno sempre con me. il resto è solo fiesta". Grazie Cristina, Giulia, Justyne per farmi sentire sempre vicina, anche se sono lontana.

LE COSE CHE VOGLIO LASCIARE INDITRO

E' successo un martedì, di quelli post week end di party violento, quando l'umore è nero come l'uniforme che porto al lavoro, quando mi tuffo in un buco nero e per vedere una luce infondo al tunnel, devo parlare con lui. Lo chiamo per dirgli le cose che già sa e per sentirmi dire le cose che già so, di quelle che ci credi solo se te le dice chi ti vuole bene. Mi manda questa mail, "La stavo leggendo quando mi hai chiamato, sono le cose che già sai... ma non fa mai male un po' di wisdom, bsta così poco, infondo..."
Grazie amore.

Here is a list of 15 things which, if you give up on them, will make your life a lot easier and much, much happier. We hold on to so many things that cause us a great deal of pain, stress and suffering – and instead of letting them all go, instead of allowing ourselves to be stress free and happy – we cling on to them. Not anymore. Starting today we will give up on all those things that no longer serve us, and we will embrace change. Ready? Here we go:

1. Give up your need to always be right. There are so many of us who can’t stand the idea of being wrong – wanting to always be right – even at the risk of ending great relationships or causing a great deal of stress and pain, for us and for others. It’s just not worth it. Whenever you feel the ‘urgent’ need to jump into a fight over who is right and who is wrong, ask yourself this question: “Would I rather be right, or would I rather be kind?” Wayne Dyer. What difference will that make? Is your ego really that big?


2. Give up your need for control. Be willing to give up your need to always control everything that happens to you and around you – situations, events, people, etc. Whether they are loved ones, coworkers, or just strangers you meet on the street – just allow them to be. Allow everything and everyone to be just as they are and you will see how much better will that make you feel.

“By letting it go it all gets done. The world is won by those who let it go. But when you try and try. The world is beyond winning.” Lao Tzu

3. Give up on blame. Give up on your need to blame others for what you have or don’t have, for what you feel or don’t feel. Stop giving your powers away and start taking responsibility for your life.

4. Give up your self-defeating self-talk. Oh my. How many people are hurting themselves because of their negative, polluted and repetitive self-defeating mindset? Don’t believe everything that your mind is telling you – especially if it’s negative and self-defeating. You are better than that.

“The mind is a superb instrument if used rightly. Used wrongly, however, it becomes very destructive.” Eckhart Tolle

5. Give up your limiting beliefs about what you can or cannot do, about what is possible or impossible. From now on, you are no longer going to allow your limiting beliefs to keep you stuck in the wrong place. Spread your wings and fly!

“A belief is not an idea held by the mind, it is an idea that holds the mind” Elly Roselle

6. Give up complaining. Give up your constant need to complain about those many, many, maaany things – people, situations, events that make you unhappy, sad and depressed. Nobody can make you unhappy, no situation can make you sad or miserable unless you allow it to. It’s not the situation that triggers those feelings in you, but how you choose to look at it. Never underestimate the power of positive thinking.

7. Give up the luxury of criticism. Give up your need to criticize things, events or people that are different than you. We are all different, yet we are all the same. We all want to be happy, we all want to love and be loved and we all want to be understood. We all want something, and something is wished by us all.

8. Give up your need to impress others. Stop trying so hard to be something that you’re not just to make others like you. It doesn’t work this way. The moment you stop trying so hard to be something that you’re not, the moment you take of all your masks, the moment you accept and embrace the real you, you will find people will be drawn to you, effortlessly.

9. Give up your resistance to change. Change is good. Change will help you move from A to B. Change will help you make improvements in your life and also the lives of those around you. Follow your bliss, embrace change – don’t resist it.
“Follow your bliss and the universe will open doors for you where there were only walls” Joseph Campbell

10. Give up labels. Stop labeling those things, people or events that you don’t understand as being weird or different and try opening your mind, little by little. Minds only work when open. “The highest form of ignorance is when you reject something you don’t know anything about.” Wayne Dyer

11. Give up on your fears. Fear is just an illusion, it doesn’t exist – you created it. It’s all in your mind. Correct the inside and the outside will fall into place.
“The only thing we have to fear, is fear itself.” Franklin D. Roosevelt

12. Give up your excuses. Send them packing and tell them they’re fired. You no longer need them. A lot of times we limit ourselves because of the many excuses we use. Instead of growing and working on improving ourselves and our lives, we get stuck, lying to ourselves, using all kind of excuses – excuses that 99.9% of the time are not even real.

13. Give up the past. I know, I know. It’s hard. Especially when the past looks so much better than the present and the future looks so frightening, but you have to take into consideration the fact that the present moment is all you have and all you will ever have. The past you are now longing for – the past that you are now dreaming about – was ignored by you when it was present. Stop deluding yourself. Be present in everything you do and enjoy life. After all life is a journey not a destination. Have a clear vision for the future, prepare yourself, but always be present in the now.

14. Give up attachment. This is a concept that, for most of us is so hard to grasp and I have to tell you that it was for me too, (it still is) but it’s not something impossible. You get better and better at with time and practice. The moment you detach yourself from all things, (and that doesn’t mean you give up your love for them – because love and attachment have nothing to do with one another, attachment comes from a place of fear, while love… well, real love is pure, kind, and self less, where there is love there can’t be fear, and because of that, attachment and love cannot coexist) you become so peaceful, so tolerant, so kind, and so serene. You will get to a place where you will be able to understand all things without even trying. A state beyond words.

15. Give up living your life to other people’s expectations. Way too many people are living a life that is not theirs to live. They live their lives according to what others think is best for them, they live their lives according to what their parents think is best for them, to what their friends, their enemies and their teachers, their government and the media think is best for them. They ignore their inner voice, that inner calling. They are so busy with pleasing everybody, with living up to other people’s expectations, that they lose control over their lives. They forget what makes them happy, what they want, what they need….and eventually they forget about themselves. You have one life – this one right now – you must live it, own it, and especially don’t let other people’s opinions distract you from your path.

NEO

Un neo, un puntino piccolo piccolo che apparentemente è innocuo ti può cambiare la vita.
Scrivo nel giorno in cui ho ricevuto gli esiti della biopsia di uno di questi puntini insignificanti che mi hanno tolto un mese fa. Al posto suo, ora c'è una cicatrice poco graziosa che mi ricorda che basta un attimo e la tua vita può prendere una svolta ben diversa da quella che avevi immaginato.
Scrivo nel giorno in cui mi sono sentita una stupida per tutte le volte in cui mi sono lamentata per cose poco importanti, che ho pianto per niente, che ho preso sul serio questioni inutili. E' solo tempo perso. E' che ci si dimentica delle cose davvero importanti, ci si dimentica che dovremmo svegliarci ogni giorno, sorridere ed essere felici per il solo fatto che siamo vivi. Io per prima spesso mi dimentico di quanto sono fortunata.
Scrivo per ricordarmi che ogni giorno è un regalo. Dopo aver letto la parola "benigno" sul foglio di carta bianco, la mia mente ha fatto cick, ed è come ricominciare, ora.

FINALMENTE



Ed ora che sono sicura che Wonderhell non lo legge più nessuno, mi è tornata la voglia di scrivere. Con me, per me, con qualche cambio che è solo il riflesso di ciò che è stata ultimamente la mia vita.
I'm back.

PERFECTLY IMPERFECT

"I think perfection is ugly. Somewhere in the things humans make, I want to see scars, failure, disorder, distortion." — Yohji Yamamoto

IL BERSAGLIO


Una valvola di sfogo: avevo deciso che fosse questo Wonderhell, ma a volte ho paura di picchiettare le dita su questo piccolo vecchissimo mac e sfogarmi. Non voglio farmi compatire, questa è la prima ragione che mi ha spinto a smettere di scrivere nei momenti no, la seconda è che non vorrei allarmare chi mi vuol bene e so che ogni tanto mi legge. Fate finta che vada tutto bene, dal momento in cui pubblico un post la sega mentale in questione rimane intrappolata lì, sullo schermo.
Ho sempre avuto un bisogno tremendo di controllo sulla mia vita, voglio sentirmi totalmente padrona e responsabile delle mie azioni e delle mie emozioni e ora che avevo in un certo modo trovato una stabilità lavorativa tutto cambia ancora una volta e sono spaventa; mi conosco abbastanza per poter dire che quando sento di aver perso il controllo in qualche aspetto della mia vita perdo anche il controllo delle situazioni. Come se volessi punirmi ulteriormente, la paura attacca il mio interiore e tira fuori questa versione debole, acida e pessimista di me.
Ho rinunciato a un lavoro sicuro in cambio di uno stipendio migliore e non sono ancora in grado di dire se ho fatto bene o no, tra meno di una settimana ci sarà una altro cambio importante nella mia vita. Guardo il futuro, guardo la persona che mi ama, guardo i nostri progetti e invece di gioire, come farebbe una persona cosciente della fortuna che ha, mi cago sotto dalla paura. Paura di sbagliare, paura di deludere, paura di non essere all'altezza. E mi chiudo a riccio, tiro fuori gli aculei e mi isolo dalle carezze, dai consigli, dai sorrisi di chi mi dice che andrà tutto bene. E' frustrante sapere che perdo il mio tempo, tempo in cui potrei stare serena, a ritorcere questi pensieri del cazzo.

DREAM ON


Los sueños son reales mientras duran, ¿puedes decir más de esta vida?”, Henry Havelock Ellis.

Más allá de la delicia mental -la menta suprema- que dosifica Morfeo… y su evanescencia, lo que se va, ¿por qué razón, si la hay, el cerebro se involucra en imaginar mundos mientras descansa? ¿Para qué sirve soñar en un mundo donde, al parecer, lo que rige es la implacable evolución y los mecanismos de sobrevivencia, donde todo se supedita a la practicidad genética de permanecer y transmitir información que nos re-produce? Donde muchas veces, como han teorizado algunos, los sueños son percibidos como meros repositorios de la psicobasura diurna.

Más allá del encanto etéreo de soñar y su aparente sublime inutilidad, es precisamente esa urgencia evolutiva la que parece conducir a los sueños. Psicólogos evolucionistas creen que el acto onírico -esa cópula de espejos- tiene la insuperable función de promover la supervivencia de la especie. Como si fuera un canto revolucionario, soñar es, bajo esta concepción, una forma de vencer a la muerte.

Según este artículo del LA Times, “psicólogos evolucionistas teorizan que los humanos empezaron a soñar para promover la sobrevivencia a través de ensayar una respuesta adaptativa a los desafíos”.

“En la prehistoria era algo cómo ‘qué hago para escaparme de tigres diente de sable”‘, dice la psicoterapeuta Sandy Ginsberg, argumentando que los sueños son escenarios virtuales para ensayar soluciones que de otra forma, en un escaenario “real”, nos costarían la vida. “Todavía estamos soñando cómo sobrevivir”.

Existen varios casos famosos de personas que han solucionado un problema o creado una puerta para cruzar en el futuro a través de los sueños. Quizás el más famoso es el de Dimitry Mendeleev, quien supuestamente soñó la tabla periódica de elementos. No menos notable, el químico Friederich Kekule, en 1864, descubrió la elusiva estructura de la molécula de benceno -similar a un anillo- después de que soñó que una serie de átomos formaban una serpiente enrollada mordiéndose la cola, el arquetípico Ourboros de los alqumistas, que representa el opus magnum. Este sueño zanjó el camino para el establecimiento de la química orgánica moderna.
El premio nobel Otto Loewi, soñó en 1920 sobre un experimento con una rana que luego probaría que los impuslos nerviosos son transmitidos químicamente.

En otro ámbito el poeta inglés Samuel Taylor Cooleridge soñó el memorable poema “Kubla Khan”.

La psicología evolucionista interpreta que el espacio onírico en estos caso está siendo usado como un escenario para poner a prueba posibles soluciones a problemas. Puede ser un poema o un forma de cazar a un mámut.

En 1975 el Dr. William C. Dement, el hombre que descubrió los sueño R.E.M., escribió que su más “salvaje especulación” era que en el ser humano “el sueño REM podría haber evolucionado para ser utilizado en el futuro”, y profetizó “la función eventual de los sueños será permitir al hombre experimentar las múltiples alternativas del futuro en la cuasi-realidad del sueño, y así tomar una decisión más ‘informada’”. El mismo Dement dejo de fumar después de tener un sueño donde se vio a sí mismo con un ‘inoperable cáncer en su pulmón’.
En esta frase Dement se vuelve Morpheus de Matrix, el guardían de los sueños, que enseña al hombre nuevo lo que puede hacer en un programa de realidad virtual, lo enseña a volar, a esquivar balas, a doblar la realidad. Los sueños como escenarios virtuales donde podemos experimentar los múltiples futuros, un poco los jardínes cuánticos que se bifurcan y elegir lo que queremos con nuestro nodo central, el corazón de nuestra tabla de surf, de ser.

Estudios compilados por Stephen Laberge en su libro “Lucid Dreaming” demuestran que una de las funciones biológicas de los sueños podría ser justamente el aprendizaje, existe una correlación entre el REM y nuestra capacidad de aprender algo. Acaso porque en los sueños tomamos el tiempo, con una acceso a una mayor amplitud de nuestras capacidades mentales, para ensayar y asimilar lo que vemos y queremos en el ‘mundo real’. En este sentido, de forma similar a aquellas cuevas mágicas del paleolítico en las que el arte simulaba cazar a un animal para que esto se suscitara en la realidad, cuando hacemos algo en los sueños estamos aprendiendo a hacerlo en la reaildad, ya que en el fondo el cerebro no distingue entre estos dos estados que dividen el continuum de la consciencia.

Uno de los mejores poemas de Octavio Paz dice “Hay que dormir con los ojos abiertos, hay que soñar con las manos, soñemos sueños activos de río buscando su cauce, sueños de sol soñando sus mundos”. Estas líneas del poema Cántaro Roto pueden ser interpretadas desde la perspectiva onírica evolutiva como la intuición de que los sueños son los grandes constructores de nuestro destino, que con manos oníricas podemos materializar mundos fantásticos, una ventana brillante a nuestra naturaleza creativa. Si combinamos esto con la frase que cita W.B. Yeats de una vieja obra de teatro inglesa anónima: “In dreams begins responsibility” (en los sueños inicia la responsabilidad) podemos acercarnos al entendimiento de que aquello que hagamos mientras dormidos tiene una profunda influencia en nuestras vidas -no es solamente una amable distracción, una película palomera- y es nuestra responsabilidad desarrollar nuestra voluntad onírica, nuestra reconexión con la profundidad de nuestra psique para evolucionar más rápido.

Tal vez el último secreto de los sueños sea que evolucionaron para permitirnos tomar consciencia de que podemos crear la realidad, de la misma forma que creamos mundos en los sueños, tal vez sea posible crear galaxias y estrellas en un futuro cuando aprendamos a usar la divina plastilina onírica. Como dice Shakespeare en La Tempestad, “We are such stuff as dreams are made of”, en este sentido operar sobre la sustancia onírica, es operar sobre nuestros cuerpos. Un sueño lúcido en el que despertamos sin dejar de soñar podría ser equivalente a despertar del sueño de la muerte. Un sueño lúcido colectivo podría ser la siguiente etapa de la evolución humana.
El erudito de lo oculto Manly P. Hall decía que en ocasiones los sueños son símbolos que genera nuestro espíritu (nuestro yo superior o ser astral). Acaso comunicando importante información -mapas de la psicogeografía divina- para el crecimiento personal y la autorrealización del individuo que busca justamente materializar su espíritu.

Esta idea de que los sueños pueden comunicar información profética o de origen divino, es expuesta por Homero en voz de Penelope, en la Odisea. Penelope reflexiona que existen dos portales para los sueños, los que provienen del márfil y los que provienen del cuerno, los que provienen del márfil suelen engañar y los que provienen del cuerno se suelen cumplir -un juego de palabras en griego donde márfil es similar a engañar y cuerno a cumplir. Es responsabilidad del oneironauta abrir ese cuerno de los sueños verdaderos, la cornucopia de la psicografía espiritual. De otra forma tal vez nunca sepa quién es y para qué está en este planeta.

IN SALDO


Non avevo mai odiato i saldi, anzi, che felicità poter spendere (quasi) senza rimorsi!
Ho in mente quest'immagine di me un anno fa, una domenica pomeriggio in centro con un'amica a fare spese: chissenefrega della gente, delle code alle casse, di dover cercare la maglietta che piace a me in una specie di monte Everest di tessuto, fare shopping mi piace. Ricordo anche che guardando le poverine che cercavano invano di mettere ordine nel negozio avevo pensato "Nemmeno se mi pagassero il doppio del mio stipendio lavorerei in queste condizioni, poverine..."
Ecco, io ora sono al loro posto con la differenza che prendo la metà dello stipendio che guadagnavo prima.
E mi sorprendo di quanto possono essere sadici i miei pensieri.
IO ODIO I SALDI. Odio la gente che sa tirare fuori il peggio di me, che dovrebbe prendere lezioni su S,M,L, che mi chiede qual'è il prezzo giusto tra quello sull'etichetta e quello sul cartellino con scritto -50%, che cerca la taglia L nella pila delle S buttando per aria tutto quello che ho appena piegato. PURO ASTIO.
Il primo giorno di saldi ho lavorato 12 ore non stop. Vi è mai capitato di sciare tutto il giorno e la notte, prima di addormentarvi, avere ancora la sensazione di sciare? Io chiudo gli occhi e vedo magliette, mutande, etichette assassine.
Ma almeno ho un lavoro in questi tempi di crisi nera per la Spagna, non dovrei lamentarmi ma questo blog è la mia valvola di sfogo, fatemelo fare....

CORRERE IL RISCHIO

"You risked your life, but what else have you ever risked? Have you ever risked disapproval? Have you ever risked economic security? Have you ever risked a belief? I see nothing particularly courageous in risking one’s life. So you lose it, you go to your hero’s heaven and everything is milk and honey ’til the end of time, right? You get your reward and suffer no earthly consequences. That’s not courage. Real courage is risking something that you have to keep on living with, real courage is risking something that might force you to rethink your thoughts and suffer change and stretch consciousness. Real courage is risking one’s clichés."

Tom Robbins

YO NO TENGO SUEÑO, Y TU?


Nella stessa stanza Lui e la sua musica, Disko con i suoi sogni canini e io e le mie parole, siamo elettrici stanotte e sembra che le due del mattino sia l'ora ideale per tirare fuori qualcosa.
La mia condizione di disoccupata mi fa riscoprire la Kali notturna, quelle che si alza tardi, fa colazione all'ora di pranzo, pranza all'ora di cena e all'una sta rincorrendo il suo cane al parco con una birra in mano perchè il piccolo esploratore ha trovato un ratto morto e non ha nessuna intenzione di mollarlo. Conclusione: domani mattina la Kali notturna sarà alle 9am dal veterinario a combattere la rabbia (la malattia, perché la mia non si debella con un'iniezione ) con un biglietto da 50 euro in mano. Gli imprevisti della vita quando non puoi assolutamente spendere....
Riflessioni in una tiepida notte d'autunno barcellonese sul giorno di oggi, ovvero il mio primo vero giorno da disoccupata:
ore passate su infojobs: 1
ore passate a farmi seghe mentali sul fatto che mi sono licenziata: 2
ore passate a fare qualcosa di utile per la mia casa : 2.30
poi ho deciso di comprare un Nero d'Avola e iniziare a pensare a domani.
30 anni e non sentirli, ma ci sono ahimè, e inizio a sentirmi troppo grande per vedere una grossa X nel mio futuro, ma rimango divisa in due, con una voglia irresistibile di godermi la via e con un'altra voglia irresistibile di sentire la responsabilità che mi pesa sulle spalle.

CURRICULUM MORTAE

Ok, sono stata io a licenziarmi ma non reggevo più, non sono capace a chiudere la porta dell'ufficio e non portarmi a casa il peso delle cose che non vanno bene: i debiti, i creditori che pressano, non ci riesco... Se poi non vengo nemmeno pagata per il lavoro sporco che mi tocca fare.... Adios!
Quello che non avevo preso in considerazione era l'ansia che mi provoca la trafila tremenda che si deve fare nella bella Barcellona per trovare un lavoro... se vuoi fare la commessa, per la cronaca, ti aspettano un minimo di tre colloqui, uno di gruppo e due individuali, per vedere se sei motivata, se non sei pazza, se sei una vera fan della marca per la quale hai deciso di lavorare; e non sbagliarti a dire che hai mandato 40 cv su infojobs, tu vuoi quel fantastico posto da commessa in quel negozio e non vedi l'ora di passare 8 ore al giorno a piegare maglie. Si, è la mia massima aspirazione, dammi questo cazzo di lavoro. Scrivo questo reduce da un colloquio per un posto da commessa in un negozio di una marca americana, colloquio di gruppo dove ci hanno consegnato un questionario di 4 pagine nel quale, tra le varie domande, mi hanno chiesto: nome del fondatore della marca, nomi delle modelle che hanno prestato il volto per la campagna pubblicitaria, nome del programma tv che sponsorizza la marca e una valanga di altre cazzate. Ah, e devi avere almeno 3 anni di esperienza. Perchè non mi chiedi se so come si piega una maglia e a che livello di falsità posso arrivare pur di vendere qualcosa?
Oggi ti vendo me: ti racconterò ciò che voi sentire , sarò ciò che vuoi, si, mi riconosco nei valori della marca, si, sono disponibile a cambiare orario, a lavorare la domenica a sottostare alle regole del dio Marketing.
Dammi questo cazzo di lavoro.

IL PESO DEI PENSIERI



Il tempo in Wonderhell non esiste, quindi inutile che sto qui a chiedermi che cosa ci faccio nuovamente sul blog alle 2.30 di notte dopo mesi e mesi di assenza. Cio' che mi ha scatenato la voglia di picchiettare le dita sulla micro tastierina del mio laptop è stata la frase che ho letto in una mail che mi è stata inviata: "A volte tentenno nello scriverti, perchè le parole scritte restano e siccome i miei pensieri sono solitamente pesanti, se li scrivo pesano di più...." Ho immediatamente pensato a me, al mio blog, alle facce che faccio quando leggo certi post di qualche tempo fa.
Diverse volte ho detto che trascrivere i miei pensieri e vederli su uno schermo è pari ad un esorcismo, mi scarico, li abbandono lì, agli occhi di qualche sconosciuto; probabilmente, di alcuni di quei pensieri non ne ho più bisogno, è un processo naturale, quello che c'è dentro deve venir fuori. E quello che viene fuori può disorientare parecchio.
Certo, i pensieri pesano di più quando li si scrive; vedere realmente, nero su bianco, cosa ti gira per la testa può lasciare confusi.
A volte, rileggendo Wonderhell, mi sono vista come una persona diversa, ma in fondo noi siamo quello che pensiamo... solo che i miei pensieri, si dividono in due: in quelli fatti di bolle di sapone e quelli fatti di marmo.

LA MIA CAVERNA

"Sono a casa, puoi anche uscire dalla tua caverna": questo è ciò che lui mi dice dopo avermi detto che sono starna, avermi chiesto che cos'ho e aver ricevuto un "niente" come risposta. Per la cronaca la mia caverna e' la stanza della casa che ho adibito ad armadio, dove ho la mia scrivania con il pc, le mie cose rosa da ragazzina, dove sono circondata da oggetti familiari che mi fanno stare bene, che mi fanno sentire al sicuro. Più una tana che una caverna, se vogliamo mettere i puntini sulle i. Questo luogo è un vago rimasuglio di ciò che era la stanza degli specchi di Gran de Gracia.
"Io ci sto bene nella mia caverna, lasciami qui", dico sorridendogli con un sorriso finto, perchè non pensi che sto qui a torturarmi con l'introspezione ascoltando la mia musica triste... che in realtà è ciò che sto facendo, e' la mia dose di malinconia che mi faccio quando resto da sola e lui lo sa perfettamente.
Un secondo dopo aver sentito la sua presenza la ricerca dell'attimo di solitudine svanisce, a volte mi lascio trasportare troppo lontano dai miei pensieri contorti, e vado da lui, che mi protegge da cio' che voglio.

ALICE AND ME

I wonder if I've been changed in the night?
Let me think.
Was I the same when I got up this morning?
I almost think I can remember feeling a little different.
But if I'm not the same, the next question is 'Who in the world am I?'
Ah, that's the great puzzle!

From "Alice in Wonderland"

GETTING OLDER WASN'T PART OF MY PLAN

17 Maggio 2010

Ridendo e scherzando, andando e vedendo, vivendo e sclerando ma soprattutto ballando, sono arrivati i 30.
Solo un anno in piu', o uno in meno, dipende dalla prospettiva.
Se 10 anni fa mi avessero chiesto di descrivere la mia vita a 30 anni sarei stata indecisa tra due possibilita': o 3 metri sotto terra o camminando a 3 metri da terra. Oggi dico con un sorriso sulle labbra che sono molto piu' vicina alla seconda possibilita', a sostenermi svolazzante dal suolo e' l'amore delle persone che fanno parte della mia vita.
E quindi e' a voi che scrivo oggi, perche' non e' solo la mia festa, ma anche la vostra: ognuno di voi, chi piu' chi meno, mi ha regalato qualcosa: un sorriso, una carezza, un consiglio, una risata, una spalla su cui piangere, un calcio in culo ben dato quando lo meritavo. Siete parte di me, oggi regalo ad ognuno di voi un pezzettino del mio cuore.

L'idea era di fare una lunga lista di nomi delle persone a cui dedico questo post, ma credo sia meglio affidarmi alle tue sensazioni. Sono sicura che se leggendomi hai ricordato qualcosa di bello... beh, allora questo post e' per te.

TRA PARENTESI

(Un'altra notte senza sonno, un'altra notte in cui ho paura ad addormentarmi, non so cosa potrei sognare e non so come potrei sentirmi domani, chi mi conosce bene sa quanto i sogni fatti la notte possano fottermi la giornata.
Introspezione: io vedo la mia vita, l'ho sempre vista, come un aprire e chiudersi di parentesi e ora che sto per chiudere una parentesi nel momento in cui chiuderò la porta e lascerò per sempre la stanza degli specchi sono terribilmente spaventata. Sarà che quando stai per compiere 30 anni una vocina dentro ti dice che devi ponderare tutto, che non puoi più permetterti il lusso di andare per tentativi. Sarà che io dentro mi sentirò per sempre piccola.....
So che a qualcuno non piace leggere le mie seghe mentali, ma stasera va così, mi devo sfogare e passare dal mio stomaco allo schermo questa sensazione di merda.
Se potessimo prevedere il futuro la vita sarebbe terribilmente noiosa....e allora perchè adesso non ci provo gusto a buttarmi? A chiudere una parentesi e aprirne un'altra? Mi piacerebbe continuare a vivere, con una piccola parte di me, ogni parentesi della mia vita, vivere un happy ending per ogni storia vissuta, per ogni esperienza, per ogni viaggio, mentale e non. Viaggiare nel tempo, ho conosciuto una persona che pensava di poterlo fare, ma purtroppo no, non si può, nemmeno se lo si desidera più di ogni altra cosa al mondo.
Non si torna indietro, questo è l'unico dato di fatto.)

LEAVE IT BACK

Riconoscere di essersi liberati da un'ossessione mi provoca un'emozione starna: sotto un certo aspetto sono orgogliosa di me stessa, sotto un altro mi sento come quando, pronta per partire per un viaggio, ho la sensazione di aver lasciato qualcosa a casa.
Se si dimentica qualcosa, specialmente quando ci si prepara ad affrontare un nuovo viaggio o, come nel mio caso, un'vventura di vita, significa solo una cosa: non era cosi' importante, posso farne a meno.

KISS ME

"Senza un finale che faccia male
coi cuori sporchi
e le mani lavate
a salvarmi
vieni a salvarmi
salvami
bacia il colpevole
se dice la verità"

PRINCESS

Tutta colpa del signor Walt Disney e della sua irreale visione dell'amore, tutta colpa di mia mamma, che mi leggeva favole in cui la principessa, dolce e indifesa, trovava l'amore della sua vita in un pricipe capace di sconfiggere draghi, un bell'imbusto coraggioso, impavido, ricco e di sani principi. E vissero per sempre felici e contenti.
L'ultimo dei principi l'ha sposato Cenerentola, ora sono entrambi in pensione e vivono alle Maldive. Lo dico con una punta di invidia.
Se ti fai una dose di Disney, questo modifichera' per sempre il tuo DNA.
A noi trentenni di oggi non rimane che baciare i rospi e incrociare le dita.
Personalmente ho una buona collezione di questi ultimi, quasi tutte piccole rane multicolore, all'apparenza innoque...
Il problema sta nella visione dell'amore romantico che si rivela dopo mille peripezie; fin da piccole ci inculcano in testa la storia della principessa triste. Ed ecco le conseguenze di tutto ciò: ci prende la sindrome della crocerossina quando ci troviamo tra le mani un insicuro e tormentato "principe" o siamo vittime di quel magnetismo inspiegabile quando abbiamo a che fare con un ragazzaccio ( uno stronzo, per intenderci ).
Love without pain is not really romance. La cosa spaventosa e' che ci crediamo!
Riusciamo a creare nella nostra testa un mondo in cui il lui in questione è l'uomo perfetto per noi e riusciamo giustificare ogni suo atteggiamento sbagliato...
Questo è quello che passa per la mia testa stasera in cui rileggo le mail tra me e una cara amica che si sta disintossicando da un'overdose di "amore tormentato" e ragiono sulle ossessioni che a volte ci si crea per certe persone; basta baciare solo una volta il rospo e si rimane assuefatte da qualche sostanza chimica presente sulla loro pelle, ci si fa un trip sulle montagne russe, inebriate dall'up and down. Ma il giro in giostra, immancabilmente, finisce.
Se ci lamentiamo che gli uomini abbiano due cervelli, uno nella testa e l'altro nei pantaloni, noi dovremmo stare ben attente ai nostri due: uno nella testa e l'altro nella pancia, le farfalline nello stomaco non sempre svolazzano nella direzione giusta...